Sicilia

Messina.
Mio padre accanto a me mi ricorda che lo stretto si attraversava coi nonni per andare alla sagra di Reggio Calabria, dove si trovavano biscotti duri e fischietti per bambini. Quelli da riempire con l’acqua per poi soffiarci dentro. Io me lo immagino mio padre da bambino con tutti i suoi fratelli e mia nonna vestita di nero.
Mentre tornavano a Messina, di notte, su un traghetto pieno di bambini col fischietto tra le labbra.

Advertisements

“Il cuore e la carne ai tempi della peste”

Oggi, 17 settembre.
Non vi nego l’emozione fortissima che questo articolo – recensione di Michele Monina ha provocato in me.
Parla del mio “Marciapiedi”, ma non solo.
Parla di un lavoro, a volte molto faticoso, ma “consapevolmente indipendente” che mi ha portata fin qui. Parole fin troppo generose, certo.
Ma lasciatemi dire che mi hanno commossa profondamente e ora le lascio anche qui con voi. Grazie Michele.
E grazie a voi per tutte le meravigliose lettere che sto ricevendo, custodisco ogni parola nel mio cuore.

Segni d’acqua

“oggi abbiamo mangiato i nostri parenti”
mi sussurri all’orecchio
mentre pensi alla tua immortalità
dopo una cena di vino bianco e gamberi

e ci avvinghiamo
su lenzuola umidiccie
di alghe e larve di insetti
rotolando e
avviluppandoci
tra piccoli pesci
intrappolati
quaggiù
nelle reti
del materasso

Sai tu
quali notturni richiami
e segrete danze
produciamo?
con lo sbattere
dei nostri addomi molli
e lo sfregare
di scudi ossei e corazze
e il cingere
di chele e tenaglie
e il pungersi
di code ed aculei
qui,stringendoci
nelle acque profonde
di stagni
nidi
velenosi
scuri fanghi
qui,
sotto
infiniti tropici
luminose stelle

( dalla raccolta Alphonsomangorey di Patrizia Laquidara – Ed. La Vencedora)