Polifemo

Quando penso a come Ulisse ha sconfitto Polifemo penso, a volte, che l’unica soluzione in questi tempi barbari, sia chiamarsi Nessuno.
Come è  forte la tentazione…
Ma non posso.
Ancora non posso.

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Molino Stucky

” Mi hanno chiamata sul palco e ho camminato tra i tavoli col mio vestito lungo, i tacchi alti.
Portando me stessa.
Niente di più, niente di meno.
Solo me stessa e la mia strada”

Alberi

Ho sempre amato gli alberi.

Fin da piccola c’era in me un’innata sensazione di fratellanza con queste creature che respirano assieme a noi su questa terra.
14 milioni di alberi abbattutti nel Triveneto nei giorni scorsi sono un grave lutto che mi riempie di tristezza.
Siamo tutti su questa pietra che abita lo spazio, sopra questa nave che solca l’ universo, inquinata fino all’ osso ormai, che grida e pare muta.

“Il cuore e la carne ai tempi della peste”

Oggi, 17 settembre.
Non vi nego l’emozione fortissima che questo articolo – recensione di Michele Monina ha provocato in me.
Parla del mio “Marciapiedi”, ma non solo.
Parla di un lavoro, a volte molto faticoso, ma “consapevolmente indipendente” che mi ha portata fin qui. Parole fin troppo generose, certo.
Ma lasciatemi dire che mi hanno commossa profondamente e ora le lascio anche qui con voi. Grazie Michele.
E grazie a voi per tutte le meravigliose lettere che sto ricevendo, custodisco ogni parola nel mio cuore.

Segni d’acqua

“oggi abbiamo mangiato i nostri parenti”
mi sussurri all’orecchio
mentre pensi alla tua immortalità
dopo una cena di vino bianco e gamberi

e ci avvinghiamo
su lenzuola umidiccie
di alghe e larve di insetti
rotolando e
avviluppandoci
tra piccoli pesci
intrappolati
quaggiù
nelle reti
del materasso

Sai tu
quali notturni richiami
e segrete danze
produciamo?
con lo sbattere
dei nostri addomi molli
e lo sfregare
di scudi ossei e corazze
e il cingere
di chele e tenaglie
e il pungersi
di code ed aculei
qui,stringendoci
nelle acque profonde
di stagni
nidi
velenosi
scuri fanghi
qui,
sotto
infiniti tropici
luminose stelle

( dalla raccolta Alphonsomangorey di Patrizia Laquidara – Ed. La Vencedora)

Croccantini

Buona giornata
compagna
gracile ti distendi
sfinita dall’usura
dal tempo che ti ha resa
sdentata ed ossuta
senza piu’ minerali

Eppure mi sento abitata
dalla resa dei muscoli
che su di me abbandoni
e dal canto del tuo corpo
quando vai
tra una sponda all’altra delle mie mani
che ti sgranano ossa nella schiena
e il piccolo friabile scheletro
in cui ti riconosco
le curve, gli spigoli
la solita unghia ricurva
che sempre ho visto
spezzarsi e staccarsi
dalla tua fragile
zampa dolente

Per quanto ancora
agiterai la coda
quando mi vedrai arrivare?
La borsa colma di cibo secco
per il tuo stomaco indigesto

( dalla raccolta Alphonsomangorey di Patrizia Laquidara – Edizioni La Vencedora)

La capra nera e la vecchia storta

La capra nera Nera
Sta in fondo ad una via
Di fronte al campo santo
Con un cipresso accanto

Le scale son di cera
la porta ha un crepaccio
di fianco un campanaccio
che suona sol la sera

Un botto sopra il tetto
un tonfo dentro il petto
il suon del campanaccio
la butta giu’ dal letto

Di fuori dalla porta
ci sta una vecchia storta
la testa lei ribalta
la bocca si spalanca

La vecchia storta e’ morta
la capra Nera trema
in mezzo sta la notte
con la sua gamba corta

La capra nera Nera
Sta in fondo ad una via
Di fronte al campo santo
Con un cipresso accanto

La vecchia storta tace
la capra nera prega
in mezzo sta la notte
che non la lascia in pace